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Metà degli anni '80. Un direttore generale con un catalogo da migliaia di titoli, una rete di venditori fermi ad aspettare e un fornitore che chiedeva sette mesi per consegnare.

Sette mesi per produrre un catalogo, in un mercato che cambiava ogni settimana. Abbiamo ascoltato il problema e abbiamo trovato la soluzione, guardando dove nessuno aveva ancora guardato.

 Ascolta il racconto di questa storia

Milano, metà degli anni '80. Sede CGD, tra Piazza Duomo e la Galleria.

CGD era appena passata al gruppo Warner Music. Con lei, il catalogo di musica italiana più vasto sul mercato. Migliaia di titoli, un repertorio che cambiava ogni settimana.

I venditori avevano bisogno di cataloghi aggiornati. Il fornitore diceva: sei, sette mesi per stamparne uno.
Sette mesi, in un mercato che si muoveva ogni settimana, con uscite locali e internazionali continue.

Il direttore generale ci ha fatto una domanda diretta. Siete in grado di risolvere il problema? Non possiamo vendere così. Il problema stava nella prestampa, la preparazione delle matrici di stampa. Quello era il collo di bottiglia. Non la stampa: la fase prima.

Da qualche anno lavoravamo con i primi Mac. Abbiamo messo insieme tecnologie nate per altri campi e software scritto su misura: un database, un motore di impaginazione automatica, e il catalogo completo, codici a barre inclusi, veniva generato nel giro di qualche ora.

Da sette mesi a qualche ora.

Nel giro di pochi anni successivi Mekko (Meroni new media eravamo allora) è diventata il riferimento in Italia per i cataloghi di quasi tutte le case discografiche.

Dove sta davvero il collo di bottiglia?

Quella domanda, fatta prima di toccare qualsiasi cosa, ci ha portato a guardare dove nessuno aveva ancora guardato. È ancora il punto da cui cominciamo ogni volta che qualcosa sembra impossibile da cambiare.

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